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Storia

ATTO COSTITUTIVO
(LEGGI)

Origini e vicende dell´Università Popolare di Padova
(Giorgio Erminio Fantelli)

Sulla fine dell´Ottocento esisteva già in Padova una organizzazione per la cultura popolare, che non ebbe successo «per due ragioni», diceva l´onorevole Achille De Giovanni, nella prima seduta di coordinamento dell´Università Popolare, « ... per l´avversione preventiva e malevola di ogni sua manifestazione di molte persone autorevoli; secondariamente per la deficienza di un´organizzazione stabile bene adatta alle condizioni locali». Se la prima ragione è ben chiara, la seconda è piuttosto vaga e sibillina. Probabilmente sono le stesse difficoltà endemiche che si dimostrano in seguito nell´U.P. e cioè: mancanza di una sede fissa, precarietà di finanziamento, programmi di lezioni adatte al particolare pubblico. Il sorgere di questa nuova U.P. è dovuto, si può dire, al felice accordo delle autorità cittadine, dell´ambiente culturale padovano e di una parte della classe operaia, come si può desumere dalle persone presenti alle prime sedute di coordinamento:
- il co. Emiliano Barbaro (in rappresentanza del co. avv. Moroni presidente della Deputazione Provinciale, come pure della Società di Incoraggiamento)
- l´avv. Cardin Fontana (in rappresentanza del Sindaco di Padova ing. Vittorio Moschini)
- il rettore dell´Università prof. Raffaello Nasini
- il provveditore agli Studi prof. Albino Zanatti
- il sig. Ferruccio Maran (in rappresentanza della Camera del lavoro)
- gli onorevoli co. Paolo Camerini, Achille De Giovanni, Giuseppe Veronese e Giulio Alessio
- ed inoltre i professori Giovanni Lovadina, Costantino Castori, Giovanni Omboni, Giuseppe Vigolo, Enrico Castelli, Pietro D´Alvise, Vittorio Polacco, Giuseppe Ongaro, Francesco Flamini, il dotto Giorgio Wolff, il rag. Luigi Carrara, il sig. Pietro Mattei, il sig. Schiesari-Civolani.

Il titolo di « Università Popolare» era già scontato in partenza perché il senatore De Giovanni, nel proporlo al Comitato promotore, non trova alcuna opposizione; titolo del resto non nuovo perché già adottato per simili istituzioni culturali anche in altre città d´Italia. Lo Statuto venne in breve preparato dal Prof. Castelli, che era stato il convocatore della prima adunanza del 29 dicembre 1902 e a cui era stato demandato l´incarico dal Comitato stesso. Il 18 gennaio 1903 presso il Rettorato della R. Università, fu presentato lo statuto e discusso articolo per articolo. Nella stesura definitiva risulta composto di 12 articoli e alcune disposizioni transitorie. Da esso si ricava che l´U.P. ha « lo scopo di diffondere la moderna cultura scientifica e letteraria nelle varie classi del popolo» con corsi di lezioni e « qualche pubblica conferenza ». Ogni corso comprenderà non meno di cinque c non più di dieci lezioni di un´ora per settimana (art. 3). « Si esclude qualsiasi propaganda di carattere politico e religioso» (art. 3). Ai corsi possono partecipare i soci pagando L. 0,25 - 0,50 - 1 secondo le categorie sociali, ma la Commissione esecutiva può anche esonerare dal pagamento i meno abbienti (art. 5 - 9). Le lezioni hanno luogo da Novembre ad Aprile (art. 4). Il finanziamento è previsto «con contributi di enti ed Istituti locali», con l´iscrizione di L. 3 annuali e con le tasse dei corsi (art. 6). Il Consiglio Direttivo è composto di nove membri eletti dall´ Assemblea generale «e dai rappresentanti degli enti locali contribuenti» (art. 7). Esso avrà un Presidente, un Vicepresidente, un Segretario, un Vicesegretario, un cassiere, i quali uniti formano la Commissione esecutiva (art. 8, VI a). Più tardi si aggiungeranno due sindaci o revisori dei conti. L´assemblea generale dei soci si terrà nella prima metà di Novembre (art. II). Lo scioglimento della U.P. sarà deciso con la maggioranza dei due terzi dell´assemblea generale appositamente convocata (art. 12) « In tal caso l´assemblea finale prenderà quelle disposizioni che crederà opportune per la conservazione del patrimonio e dell´archivio dell´U.P. sino al sorgere di una nuova Università popolare o altro Istituto che si proponga di farne integralmente le veci».
Nella terza seduta viene eletto Presidente del Comitato promotore il prof. avv. Vittorio Polacco (che non accetterà - lettera del 24 gennaio 1903) e facente funzione il prof. Castelli; Vicepresidente l´on. Alessio. Sorge immediatamente il problema della sede per le lezioni. Il Rettore dell´Università prof. Nasini, mentre esprime l´improbabilità che il Consiglio Accademico conceda le aule universitarie, afferma tuttavia che «verrà concesso il materiale scientifico dei gabinetti universitari ». Fortunatamente il Sindaco ing. Moschini concede l´uso delle Scuole elementari della Reggia Carrarese e così si prepara anche un regolamento per i corsi stessi (verbale del 1. febbraio 1903) in quattro articoli: le lezioni sono fissate nei giorni di lunedì, martedì, giovedì, venerdì dalle ore 20 alle 21. Vengono istituiti attestati di frequenza e premi in denaro e libri per i più meritevoli. E´ prevista anche una biblioteca circolante a prestito di dieci giorni. In sostituzione del professor Polacco viene eletto Presidente il Sindaco ing. Moschini che « accetta volentieri ». Il 25 febbraio il prof. Castelli presenta già un bilancio attivo di cassa di L. 1410 ottenuto con sovvenzioni della Società di Incoraggiamento, della Cassa di Risparmio, della Banca popolare, dell´ Amministrazione Comunale, di privati cittadini e di 120 iscritti. L´inaugurazione ufficiale avvenne nella Sala della Gran Guardia domenica 1 marzo 1903, con un discorso del prof. avv. Costantino Castori. Intanto le lezioni erano incominciate dal prof. Manfroni per la Storia del Risorgimento; dal senatore De Giovanni per la medicina popolare; dal prof. Castelli per la fisica; dal prof. Biasutti per la Geografia; dal prof. Pellini per la chimica; dal prof. Tedeschini per l´antropologia. Nonostante l´aumento dei soci (il 25 marzo erano saliti a 252) il sodalizio non ha ancora un ufficio proprio: le adunanze del Comitato direttivo continuano a tenersi presso il Rettorato dell´Università. Dal 5 giugno le sedute cominciarono a mutar sede: nella Sala dell´antico Consiglio in Municipio; alla Gran Guardia; nella sala dell´associazione di Mutuo Soccorso in Piazza dei Signori n. 12. Per alcuni mesi appare come sede sociale la Gran Guardia, concessa provvisoriamente dal Sindaco; poi, dopo varie pratiche iniziate col Ministero della Pubblica Istruzione, per opera del Provveditore Prof. Zenatti e dell´on. Giulio Alessi, si ottiene la Sala Carmeli, presso l´Istituto Magistrale in Via del Santo 17 (verb. 10aprile 1904). Come si vede, la sistemazione è lenta e stentata, ma l´attività culturale è intensa. Già nella seduta del 25 marzo si propone di affiancare ai corsi regolari le conferenze pubbliche: gratuite per i soci; a pagamento di L. 0,50 per maestri e studenti, di L. 1 per gli altri cittadini (Da ricordare tra i conferenzieri di questi primi mesi il prof. Del Lungo). Al primo Congresso delle Università popolari, tenuto a Milano nell´aprile 1903, partecipa il prof. Castelli, come pure lo stesso professore rappresenterà Padova al secondo congresso che si terrà a Firenze, il 1904. A conclusione del primo anno dei Corsi vengono premiati col premio di 1° grado e L. 20 il sig. Mario Lombardi - di 2° grado e L. 18 il sig. Eugenio Garbin - di 3° e L. 16 il sig. Giordano Agostini. Il primo anno sociale si chiude con un residuo attivo di cassa di L. 220 e con la proposta per il prossimo anno di 12 corsi di lezione di cui quattro di Storia, due di Italiano, uno di fisiologia, uno di chimica, uno di elettrologia, uno di contabilità, uno di igiene, uno di meccanica industriale (in tutto 80 lezioni) (verb. 3 otto 1903). Ma già la vitalità del sodalizio tende ad espandersi tanto che l´on. prof. Veronese propone di organizzare conferenze nei maggiori centri della Provincia di Padova e in altre città del Veneto (verb. 5 giu. 1903). Era un´idea nuova che ridonava a Padova la funzione di propulsore della cultura Veneta che aveva avuto nei secoli. Ormai l´anno accademico era alla fine e l´idea passerà al nuovo Direttivo che verrà nominato nel novembre del 1903.



L´ ANNO DELLA COMPLETA AUTONOMIA

Ritiratosi dalla Presidenza l´ing. Moschini, Sidaco di Padova, perche oberato da troppi impegni, il nuovo Direttivo avrà come Presidente il prof. Francesco Flamini e Vice presidente il prof. Giuseppe Orio; segretario il prof. Castelli; vice segretario il sig. E. Filippetto; rappresentante del Comune di Padova l´avv. Squarcina; della Società d´Incoraggiamento il dr. Wolff e della Banca Popolare il cav. Zeffirino Moizzi. Fin dai primi giorni si presenta il problema del metodo d´insegnamento tenuto nei corsi, per il quale si indice un´apposita assemblea degli insegnanti. La discussione maggiore verte sulla questione dei «riassunti ». Alcuni vorrebbero che all´inizio di ciascuna lezione si riassumesse il contenuto della precedente. Altri sono contrari, sia per la perdita di tempo, sia perché i riassunti vengono distribuiti agli alunni già stampati: si conclude di lasciare la libertà agli insegnanti di agire come credono. A proposito poi dei riassunti stampati, si vorrebbe fossero presentati alla Segreteria almeno tre giorni prima della lezione e distribuiti subito dopo la medesima. L´idea dei riassunti era buona in se stessa, ma col tempo doveva subire le variazioni delle finanze disponibili. Si trovano così nei verbali decisioni diverse: ora si sopprimono o si riducono soltanto a quelle di alcuni corsi; ora si riprendono in pieno e si arriva anche ad un accordo con l´avv. Molinari di Mantova, direttore del giornale «L´Università Popolare », per redigere un «Bollettino» per la pubblicazione di alcune lezioni; talvolta i professori stessi fanno stampare i riassunti a loro spese (verb. 2 genn. 1904). Alle lezioni si affiancano poi le proiezioni fisse le quali subiscono anch´esse l´influsso delle finanze sociali, tanto che nella seduta del 24 febbr. 1904 si decide di sopprimere o limitare di molto l´acquisto delle diapositive. Altro argomento di discussione, sollevato dal sig. Maran, rappresentante della Camera del Lavoro, riguarda il prezzo d´ingresso alle conferenze pubbliche, ritenuto troppo alto per operai e studenti (L. 0,50). Si decide perciò per l´ammissione gratuita ai maestri, operai e studenti soci; mentre si fissa in L. 3 per le stesse categorie non soci la quota di abbonamento a tutte le conferenze. Dopo il Maran sarà la volta del sig. Mattei che chiederà le stesse provvidenze per gli impiegati, ma per ragioni di bilancio non verranno concesse. Si arriva tuttavia ad un compromesso proposto dal prof. Bonatti fissando in L. 0,25 la quota di entrata per i soci e L. 0,50 per tutti i cittadini non soci. Come si vede il problema finanziario è sempre determinante nelle attività del sodalizio, tanto che vengono soppresse lezioni e conferenze già in programma. Eppure, quantunque nella seduta del 24 febbr. 1904 il cassiere ing. Montagnini presenti un disavanzo di circa 300 Lire (che salirà in aprile a L. 450), la consistenza patrimoniale è già considerevole e il volume del movimento finanziario aumenta. Alla fine della gestione il bilancio presenta un´entrata di L. 3632,57 e un passivo di L. 3849,37 (verb. 3 giu. 1904). Più di metà delle entrate provengono dai contributi degli Enti cittadini e un quinto circa dai contributi sociali. Il maggior contribuente resta sempre l´Amministrazione comunale con L. 500 e con materiale scolastico. Le maggiori uscite sono date dalle spese di stampa e illuminazione (31 % circa) e dai compensi agli insegnanti dei corsi (23% circa). I compensi al personale di servizio comprendono il 10% e ai conferenzieri il 6% del bilancio. Queste sono le cifre ufficiali, ma bisogna tener presenti le contribuzioni extra bilancio dei componenti del Comitato per spese varie rifuse di propria tasca, la rinuncia al compenso previsto da parte di alcuni insegnanti e anche di qualche conferenziere. Le conferenze divennero l´elemento di maggior grido per l´Università popolare tanto che alcuni corsi di lezioni vennero mutati in conferenze. Da ricordare tra gli altri di quest´anno l´Enriquez, l´Ancona, il Tropea, il Gnesotto. Non arrivò in porto una conferenza di Mascagni. Conferenze culturali furono tenute a Este e a Venezia dai professori Flamini, Castelli, Ottolenghi, Fabris, Ongaro, avio, Castori (verb. 2 genn. e 10 aprile 1904). I corsi dell´anno si chiusero con la premiazione in denaro di 14 operai che frequentarono più assiduamente le lezioni e sostennero gli esami. La possibilità di tale larghezza fu data dalla signora Viterbi-Benvenisti Bona che offrì a questo scopo L. 200 da distribuirsi in premi da L. 20 e L. 10 (v. 12 nov. 1903). Da ricordare tra i premiati il sig. Pietro Gallo, agente di commercio, che frequentò 73 lezioni e sostenne 5 esami e il sig. Luigi Lombardi, pittore, che frequentò 70 lezioni e sostenne 7 esami (v. 3 luglio. 1904). Sappiamo che gli iscritti ai corsi erano 719 e i soci dell´U.P. alla data del 10 aprile erano 510: un successo spettacolare per quei tempi, raggiunto con una rapidità insperata. A chiusura dell´anno sociale fu organizzata una gita culturale al Museo Archeologico di Este con l´assistenza ad uno scavo e relativa fotografia-ricordo.



ANNO TERZO: SUPERARE SE STESSI... E GLI OSTACOLI

Per il 1904-1905 erano previsti undici corsi con un totale di 66 lezioni. Tra gli insegnanti si trovano i professori Tropea, Zaniboni, Padoa, Ghirardini, Vanni, Levi, Ongaro, D´Alvise e tra i consiglieri alcuni nuovi eletti: il prof. Baldo Zaniboni, il dott . Ravenna, la signora Viterbi, il sig. Crevin, il cav .Vittorio Fiorazzo per la Camera di Commercio e il rag. Lincoln Fiorio per il Club Ignoranti. Ne è Presidente ancora il prof. Flamini, Vicepresidente il prof. Castelli, segretari prof. Bonatti e dr. Ravenna, cassiere il sig. Mattei. La buona volontà dei Consiglieri è grande: si vorrebbe superare quanto è stato fatto lo scorso anno e le proposte sono tante: biblioteca, gite, visite d´istruzione, ricerca di locali più ampi, illuminazione elettrica della Sala Carmeli, riduzioni per i soci al Teatro Verdi, ambulatorio medico, personale di servizio, ecc.; ma il bilancio smorza tante belle iniziative. Le sovvenzioni degli Enti pubblici stentano a venire e si spargono anche voci di riduzioni di quote o addirittura di soppressione, come quella della Cassa di Risparmio (che risulterà infondata!), tanto che si chiede, ma inutilmente, l´aumento del sussidio da parte del Comune. Bisogna però anche dire che gli ostacoli non sono soltanto di ordine finanziario, ma anche di altra natura. Il Ministero della P.I. nega l´uso richiesto del materiale scientifico del Liceo «Tito Livio ». La gita a Piazzola sfuma all´ultimo momento per il matrimonio del proprietario della villa conte onorevole P. Camerini. Cade la visita all´Arena di Verona e così pure quelle alla Cappella di Giotto e al Museo Civico. La conferenza tanto attesa del prof. Grassi di Milano sull´aria liquida, con dimostrazioni scientifiche, si trascina da gennaio a maggio fra alterne vicende. La richiesta presentata al Municipio di locali più ampi per le lezioni, non trova nemmeno risposta; ma lo scacco più grave è quello della fondazione di un « istituto di medicina legale per le malattie del lavoro» con annesso ambulatorio e fornitura di medicine gratuite, proposto dal prof. Zaniboni (v. 15 genn. 1905). A questa proposta il Sindaco risponde negativamente. Il Consiglio tuttavia non disarma e dà l´incarico al prof. Zaniboni e ai dott. Wolff e Ravenna di trovare il modo di realizzare lo stesso il progetto. Non si concluderà nulla e avverranno invece le dimissioni del prof. Zaniboni che il Consiglio respinge inutilmente (v. 16 magg. 1905). Quali motivi poteva avere lo Zaniboni. Non certo la stanchezza o la mancanza di entusiasmo. Faceva parte del Consiglio soltanto da un anno e si era anche assunto l´incarico di un corso di lezioni mediche (v. 3 lu. 1904): era un´offesa alla sua coscienza sociale, era l´ambiente cittadino ancora sordo alle sue lungimiranti vedute. La stessa crisi di coscienza, provocata dall´incomprensione o dall´animo malevolo di non meglio identificati ambienti cittadini, aveva colpito sulla fine di febbraio 1905 l´anima del Consiglio Direttivo, il prof. Castelli, tanto che presenta le dimissioni, seguite immediatamente da quelle del Presidente prof. Flamini e del segretario prof. Bonatti: « ... Parlano dell´ambiente ostile che si è fatto intorno all´Università Popolare; dicono che il prof. Castelli crede di essere preso di mira in modo speciale e che intende, togliendo di mezzo la propria persona, di giovare all´Università Popolare» (v. 23 febb. 1905). L´intervento degli altri consiglieri aveva scongiurato il peggio. Eppure, più crescevano gli ostacoli da parte di certi ambienti cittadini, più cresceva la fiducia del popolo nell´U.P.. Non erano quindi tutte sconfitte.
I soci effettivi rimasero sui 510 ma aumentarono le iscrizioni alle lezioni: alla fine dei corsi risultavano 854 frequentanti regolarmente iscritti a pagamento, distribuiti in 13 corsi su discipline diverse, che andavano dalla telegrafia elettrica alla storia della Chiesa, dai soccorsi d´urgenza alla contabilità pubblica. Gli studenti superavano in numero gli operai. Il corso che aveva più iscritti era quello di Storia della Chiesa tenuto dal prof. Vanni (n. 92) seguito da quello di fisica del prof. Castelli (n. 83) e sulle origini della Letteratura Italiana del prof. Zenatti (n. 79) (verb. 16 febb. e 11 apro 1905). I premiati con denaro furono dieci per complessive L. 200. A questa attività culturale si aggiunge quest´anno anche la biblioteca circolante a prestito. Esisteva già prima una bibliotechina, ma solo di testi scolastici ad uso dei frequentanti dei corsi. L´idea nuova esposta dal dotto Ravenna nella seduta del 15 nov. 1904 fu subito accolta e fu dato l´incarico allo stesso Ravenna di preparare il Regolamento che fu presentato e approvato nella seduta dell´8 marzo 1905. In aprile c´erano già circa 200 volumi mandati in dono da soci e simpatizzanti (v. 11 apro 1905). Delle tante gite progettate, l´unica ad arrivare in porto fu quella del 28 maggio all´estuario veneto con visita al Museo di Torcello e alla scuola di merletti di Burano. Erano 125 persone: il pranzo sociale consumato all´Albergo Lido costò in tutto 387 lire! Anche quest´anno il bilancio si chiude in passivo, sia pure leggermente, nonostante la somma di lire 400 elargita in extremis dalla Cassa di Risparmio per interessamento del conte Camerini (v. 16 maggio 1905). Non ci è giunto il bilancio generale di quest´anno, ma se ne può avere un´idea relativa da un resoconto dell´8 marzo che porta: entrate lire 1856,65 e uscite 1704,47. La chiusura dell´anno sociale avvenne con la proclamazione degli alunni premiati (dieci operai con complessive L. 200 del fondo Viterbi-Benvenisti Bona) e con la assemblea generale tenuta la prima domenica del luglio 1905.



STANCHEZZE INTERNE E FIDUCIA ESTERNA

La nuova gestione per l´anno 1905-6 vede riconfermato quasi completamente il vecchio Direttivo: presidente il prof. Flamini, vicepresidente il prof. Castelli; segretari il prof. Bonatti e il sig. Mattei; cassiere il prof. Santi Buoni che si dimetterà ben presto e sarà sostituito col sig. Silvano Stocchi. Il primo problema che viene affrontato è quello del personale d´ufficio, perché il prof. Castelli non si sente più in grado di sopportarne da solo tutta l´attività. Il problema dei servizi era stato affrontato molto semplicemente nel febbraio del 1903 con l´assunzione di un esattore delle quote di abbonamento e di frequenza dei corsi e con uno scritturale. L´esattore aveva una percentuale sulle quote d´iscrizione e lo scritturale L. 30 mensili. Quando si ebbe una sede stabile (non però definitiva) si aggiunse il custode sig. Bonino con L. 15 mensili (verb. 17 giu. 1904). La proposta del nuovo Direttivo era l´assunzione di un bidello con L. 120 annuali (pur mantenendo il custode) e di un impiegato di concetto con L. 320 annuali per otto mesi (v. 20 giu. 1905): fu accettata; ma dopo una laboriosa scelta dei candidati, il 27 dic., si decide per uno stipendio di L. 30 mensili col titolo di segretario amministrativo che viene conferito al sig. Biasiutti. Però l´attività di 10-12 corsi di lezione richiedeva evidentemente anche altro personale a cui si prestavano i componenti del Comitato stesso, come ad esempio alla sorveglianza prima e durante le lezioni, per la quale erano stabiliti appositi turni. Nel bilancio preventivo delle attività future, che secondo una modifica allo Statuto, art. II, apportata nell´Assemblea del 20 marzo 1905 si doveva presentare alla fine di ogni anno sociale, il Direttivo precedente aveva accolto la proposta del prof. Flamini di ridurre le conferenze al massimo in numero di dieci, ma tenute da oratori di grido: si fecero allora i nomi di Fradeletto, del Trombetti, del Brunialti, del Ferri, del Brentari, del Pascarella, di Ada Negri, ecc. e si presentò nell´adunanza del 1 ottobre un calendario di undici conferenze dal 29 nov., giorno dell´inaugurazione, con una conferenza del prof. A. Trombetti, al 25 febbraio 1906 con una del prof. Biasiutti. Tra gli oratori, oltre a qualche componente del Direttivo, c´erano i professori Garassini, Ghirardini, Cerchiari, Minio, Ottolenghi. Dei grossi nomi, fatti alcuni mesi prima, oltre il Trombetti, furono a Padova il Brunialti (la cui conferenza tenuta al Teatro Verdi fruttò L. 411 nette) e il prof. O. Brentari (incasso netto L. 500). Il Fradeletto, che chiedeva un compenso esagerato (L. 150) fu per ora tralasciato e così pure il Pascarella che esigeva il 75% dell´incasso netto (così dicono i verbali). Il Ferri non poté venire per precedenti impegni. L´attività dei corsi era stata affidata a quattro componenti del Direttivo, tra cui il Castelli e il Vivaldi. Il piano dei corsi subì vari mutamenti tra il settembre e il novembre: fu definitivamente stabilito in 12 corsi con insegnanti in parte già sperimentati gli scorsi anni e in parte nuovi, tra cui il Landi per la Letteratura classica, il Vivaldi per l´Igiene, il Silva per la medicina infantile, il Carrara per la Cosmografia, il Priuli-Bon per l´Architettura, lo Spelta per la Chimica. Il corso più nutrito era quello di Storia della Chiesa del prof. Vanni per il quale erano previste 12 lezioni (gli altri ne avevano al massimo otto - v. 16 nov. 1905), ma sarà troncato a febbr. per malattia del prof. Vanni. Le statistiche danno 445 soci alla data del 13 dico e 531 iscritti ai corsi (717 il 2 febbr. 1906): il corso più numeroso risulta quello sulla storia di Padova (94 iscritti!). Poiché all´inizio le iscrizioni andavano a rilento, il prof. Turri, rappresentante del Comune, propone di mandare un particolare invito alla Camera del Lavoro e « ai capi degli opifici e agli imprenditori » perché « eccitino» gli operai a frequentare l´U.P .. La Società Operaia di Mutuo Soccorso e la Società Stenografica ottengono una riduzione per !´iscrizione dei propri soci e d´altra parte, per rinsanguare le finanze dell´U.P., alcuni iscritti si offrono di dare alcuni spettacoli con le loro filodrammatiche: la proposta è bene accetta, ma avrà attuazione soltanto nel 1907. Altro problema discusso in Consiglio fu la propaganda. Il Presidente notava che la sua insufficienza era data « da un canto dalla poca diffusione dei giornali che la fanno, dall´altra dalla spiccata avversione di certa stampa alla nostra Università» (v. 19 mar. 1906). Ma non vengono presentate soluzioni soddisfacenti e si conclude dicendo «si spera di poterla intensificare». Interessante è invece la richiesta da Ponte di Brenta e da Piove di Sacco di di tenere anche «in loco» dei particolari corsi di lezione. Il Consiglio accetta, ma propone la richiesta di almeno 50 iscritti con una tassa di 25 cento per l´iscrizione e redige un manifesto alla popolazione. I locali dovranno essere dati dal Comune. Quindi è la volta del comandante del 13° Rgt. Fanteria che chiede una riduzione della tassa di frequenza per i militari di bassa forza: si stabilisce in 25 cento per ogni corso e 30 cento per ogni conferenza. Come il solito l´anno scolastico termina con gli esami e le premiazioni in denaro fornito dal solito fondo Viterbi-Benvenisti Bona. Tra i premiati da notare il tornitore Pasquale Paccagnella con 70 lezioni presenziate e col punteggio di 9,80/10 agli esami; e il fabbro Ernesto Pinton col punteggio pieno di 10/10 nei quattro esami sostenuti di Cosmografia, Geografia, Termologia e Conduzione macchine a vapore. Oltre il premio in denaro la signora Viterbi si impegna a mandare, a sue spese, i primi tre classificati agli esami, all´Esposizione Internazionale di Milano, insieme agli altri operai mandati dalla Camera di Commercio. La gita annuale ebbe come meta la visita degli stabilimenti industriali Rossi di Schio. Parteciparono 105 iscritti all´U.P. a cui si aggiunsero numerosi gruppi di Vicenza, Venezia, Udine, Belluno, Mirano, Bassano, Chioggia. La biblioteca circolante, dopo il ritiro del Dott. Ravenna, ebbe una stasi, né si pensò di istituire un particolare incarico di bibliotecario, anche perché occorreva preparare un catalogo completo e organico dei libri posseduti. Il catalogo, per opera del prof. Castelli, fu pronto in Gennaio e da allora riprese il prestito affidato alla Segreteria. Per il suo arricchimento le proposte più interessanti furono quelle di rivolgersi agli autori stessi e agli editori, oltre che ai privati cittadini. Come si vede le belle idee e le belle proposte, in questo come in altri settori, non mancavano: ciò che mancava erano le persone che si prendessero la briga e 1´onere di passare dalle parole ai fatti, perché si sa bene che il punto debole di tutte le organizzazioni sociali libere è sempre questo! Altre attività dell´anno furono: le conferenze a favore dei sinistrati del terremoto di Calabria, tenute nel novembre 1905 dai professori Brunialti e Pullè; la partecipazione alla mostra delle Università Popolari di Milano nel giugno 1906, alla quale furono mandate fotografie, statistiche, l´annuario dell´U.P. e un volume con le pubblicazioni delle lezioni tenute negli anni decorsi (v. 2 giu. 1906). Queste pubblicazioni furono richieste dalla Società Umanitaria di Milano per essere conservate nell´istituendo Museo didattico, ma il Consiglio non poté accettare, perché «essendo esaurite tutte le copie del volume dei riassunti è necessario conservare quello» presentato a Milano (v. 24 nov.). All´Esposizione Internazionale di Milano la nostra Università Popolare ebbe assegnati 3 mq di parete. Inoltre quest´anno stesso la nostra U.P. partecipò al Congresso di Milano, al Congresso Regionale Veneto e al Congresso Nazionale di Bologna. Tante attività culturali e sociali comportavano certamente spese non indifferenti, eppure il bilancio di quest´anno appare inferiore a quello del1903-4: il consuntivo presentato dal sig. Stocchi porta infatti L. 2900 di uscita (v. 2 giu. 1906). Le voci più alte sono date dalle spese di stampa, cancelleria e illuminazione (33%) e dai compensi agli insegnanti (24%), mentre i compensi al personale (16 %) e ai conferenzieri (10 %) erano molto inferiori. Il patrimonio scientifico era valutato in lire 954,01 e la biblioteca in L. 613,70. Se si tiene presente che il numero dei soci è inferiore a quello del 1904 (pur restando quasi uguale il numero degli iscritti ai corsi); se si può supporre che molte spese minute fossero sostenute dai Consiglieri stessi; pure ammettendo che l´aumento percentuale della spesa principale, nei confronti delle secondarie, abbia dato la possibilità di compiere una attività più vasta nel settore culturale vero e proprio, resta tuttavia sempre il dubbio o che un siffatto bilancio non fosse esatto perché appositamente «addomesticato»; o che mancassero alcune entrate dato che il sussidio di alcuni enti pubblici non aveva scadenze fisse; o che il Consiglio Direttivo facesse il passo più lungo della gamba fidando nella simpatia della cittadinanza per l´Università Popolare. Proprio per questo il 1907 sarà l´anno della crisi con le dimissioni del Presidente e del Vice Presidente, persone del resto altamente benemerite verso l´U.P., dimissioni accettate dagli altri consiglieri senza opposizione e senza insistere per il loro ritiro, come era avvenuto altre volte. Esternamente apparvero solo le ragioni morali della crisi, ma internamente i motivi più gravi si scopriranno nelle deficienze finanziarie troppo leggermente trascurate, sia pure con rette intenzioni, dai due dimissionari.



L´ANNO DELLA CRISI E DELLA CHIARIFICAZIONE

Il nuovo anno 1906-7 incomincia regolarmente: tra i nuovi consiglieri, oltre la vecchia maggioranza, si trovano l´avv. Mario Piccinato, il prof. Giacomo Tropea, l´avv. Ugo Rosanelli e la signora Stefania Omboni. Vengono unanimemente riconfermate le cariche sociali dello scorso anno e si propone il programma delle conferenze e dei corsi (v. 23 giu. 1906). La grande novità dell´anno saranno i «Medaglioni»; una serie di conferenze su personaggi illustri, già proposta dal prof. Flamini alcuni mesi prima. La serie definitiva sarà fissata nella seduta del 18 otto 1906: SOCRATE sarà commemorato dal Garassini; ARISTOTELE dal Landi; GALILEO dal Sella; KANT dal Limentani; LEONARDO dal Salmi; LAVOISIER dal Luxardo; DARWIN dal Setti; SPENCER dal Ranzoli; ARDIGO´ dal Marchesini. L´inaugurazione dell´anno sociale, fissata per 1´11 novembre, sarà tenuta dall´on. Fradeletto, finalmente assicurato, dopo varie difficoltà e incertezze. Un´altra conferenza entro novembre sarà tenuta dal Gallarati - Scotti (impedito all´ultimo momento, sarà sostituito gratuitamente dal Principe di Cassano). I corsi, fissati in numero di dodici, raggiungono alla fine di novembre 516 iscritti e a marzo si raggiungerà la solita cifra degli anni scorsi. I corsi più numerosi sono quelli di Geografia (78), di Biologia (72) e di Lingua italiana (67). Corsi del tutto nuovi sono quelli di Fotografia (29 iscritti) e di Musica (36 iscritti). Il Consiglio è inoltre del parere di intensificare l´opera dell´U.P. anche in Provincia, promuovendo il sorgere di comitati locali. Ma non tutti sono d´accordo: il sig. Stacchi, notando il grave onere finanziario a cui si andrebbe incontro, pensa si debba invece intensificare l´azione in città. In realtà, se si esclude qualche sporadica conferenza, non si riuscì a concretare nulla di organico e preciso in questo settore. In novembre, dietro richiesta degli interessati, si concede « ai licenziati delle Normali » l´iscrizione gratuita ai corsi e nel novembre stesso il colonnello Rostagno, comandante il 13° fanteria, visita l´Università Popolare per riferirne al Comandante della Divisione, poiché sarebbe sua intenzione che l´U.P. fosse frequentata anche dai sottufficiali e dai militari più colti. Per andare incontro agli operai, alcuni corsi furono trasportati nei locali della Camera del Lavoro e altri alla Camera di Commercio, ma non daranno i risultati che si attendevano (v. l0 mar. 1907). Alcuni consiglieri daranno la colpa di ciò « alla gravosità degli orari dei lavoratori », altri al fatto « che gli operai non sentono ancora il bisogno di elevarsi ». Si riaffaccia intanto il problema della sede. Quando il prof. Zenatti lascia il Provveditorato agli studi, il direttore dell´Istituto Magistrale prof. Bonaldi reclama la restituzione della Sala Carmeli. Mentre il Sindaco concede l´uso indefinito della Sala, le ambiguità si manifestano nell´ambiente scolastico. Il Ministero della P.I. fa sapere che non ha nulla in contrario all´attività della U.P., purché la Sala non sia richiesta dalle autorità scolastiche. Il prof. Bonaldi riferisce ad un consigliere che, pure avendo urgente bisogno di locali per la scuola, non saprebbe che farsene della Sala Carmeli perché non si può affatto ridurre ad aula soclastica: siamo al solito palleggio delle responsabilità. In realtà, da quanto si può capire tra le righe, gli stessi consiglieri volevano abbandonare la Sala Carmeli, insufficiente alle necessità culturali: già da parecchi mesi infatti si insisteva presso il Sindaco per avere una nuova sede, ma non si concludeva nulla. Il prof. Bonaldi, forse involontariamente, si prestava al gioco dei consiglieri. Anche lui aveva bisogno di locali per il convitto magistrale e sperava che, mettendo in difficoltà l´U.P., il Comune, non sapendo dove mandarla, si sarebbe deciso di fabbricare per la Scuola. questa vertenza tuttavia, che si trascinava troppo per le lunghe, portò alle dimissioni del prof. Castelli, magna pars dell´U.P., discusse nella seduta del 23 gennaio 1907. I rappresentanti del Sindaco in seno al Consiglio, l´avv. Piccinato e il prof. Turri, riconfermano che il Sindaco «è assai ben disposto verso l´U.P. ed è pieno di buona volontà, ma non può offrire alla Università stessa che il Convitto Normale maschile». Il segretario Bonati, pure presentando «un quadro un po´ fosco sulle condizioni dell´U.P.» tuttavia invita a respingere le dimissioni del Castelli e così infatti avviene da parte di tutti i consiglieri perché «intempestive e ingiustificate ». Il Castelli rientra col proposito però di «ripresentarle a fine d´anno se non fossero risolte convenientemente le questioni che riguardano interessi vitali della nostra istituzione» (v. l0 marzo 1907). La tempesta più grave sorge però a causa del fallito Congresso Nazionale delle Università Popolari da tenersi a Padova nel giugno 1907. Nel congresso nazionale di Bologna del 1906 il presidente nazionale prof. Pullè, designava come prossima sede del Congresso delle Università Popolari Italiane la città di Padova. La notizia, data in novembre dal prof. Castelli, venne accolta con favore dai Consiglieri e dal Sindaco stesso. Si lavorò qualche mese per l´organizzazione logistica affidata ad un comitato composto dai professori: A. Loria, C. Landi, dai dottori G. Silva, A. Dal Savio, dal maestro C. Rigoni e dal sig. Adone Nosari. Si prepararono gli inviti, un piano di conferenze, una guida stampata di Padova, una gita a Venezia, un bilancio di spese con un sussidio straordinario del Comune, ecc. ecc., quando all´improvviso in aprile si viene a sapere che Parma indice di sua iniziativa il Congresso nazionale delle U.P. per il mese di settembre 1907. Per dirimere la controversia il prof. Castelli, con un rappresentante di Parma, si reca a Bologna dal Presidente nazionale, ma non si conclude nulla, o meglio, si decide per un congresso in due sezioni: a Padova in giugno e a Parma in settembre. Il consiglio di Padova appare dapprima rassegnato a questa soluzione e redige anche un programma di massima (verb. 5 apr. 1907), quando improvvisamente nella seduta del 28 apro il Direttivo si trova di fronte alle dimissioni irrevocabili e contemporanee del prof. Castelli e del prof. Flamini: il congresso di Padova sfuma nel nulla. L´unica cosa che restava da fare era ritirarsi nel proprio guscio e portare in salvo almeno l´attività interna del sodalizio. Si prega il prof. Tropea di assumersi l´incarico di salvare la situazione ed egli accetta in via provvisoria. Il Tropea, «pure non volendo fare la ricerca delle intenzioni» (v. 28 apr. 1907) aveva probabilmente capito che il fiasco del Congresso era stato soltanto un pretesto per i due dimissionari. Da uomo paziente e minuzioso vuole vedere prima di tutto la situazione reale dell´istituzione. Da colloqui col prof. Flamini, col Castelli, con lo Stocchi, col Lorato (segretario amministrativo) scopre le radici del disagio e nella seduta del 12 maggio espone «una lista che riesce abbastanza lunga»´ dei debiti trovati: lire 1600. Fortunatamente mancano ancora gli ordinari sussidi del Comune e della Cassa di Risparmio. Ma anche con questi prevede che alla chiusura del bilancio annuale resteranno circa 500 lire di debiti. La stima che egli godeva in città era pari alla sua fama di studioso: riesce ad ottenere subito dal Comune un sussidio maggiorato (L. 700) e poco dopo quello vistoso della Cassa di Risparmio addirittura di L. 1000. Espone ai professori dei corsi la situazione dell´U.P. e tutti, eccetto uno, rinunciano al compenso pattuito. Ottiene dai creditori varie riduzioni sui debiti così che il 29 giugno, all´assemblea generale dei soci, può presentare un bilancio non solo in pareggio, ma anche con un disavanzo di L. 631. Le nubi sono dissipate e il Tropea stesso propone al Consiglio Direttivo di offrire al Castelli una pergamena di riconoscenza per l´opera prestata a favore dell´U.P.. Ma mentre si interessava delle finanze il presidente non trascurava di chiudere degnamente l´attività annuale con la premiazione di tre allievi più assidui (125 lire del fondo Viterbi-Benvenisti sarà devoluto, per volontà della donatrice stessa a sanare il bilancio del sodalizio in dissesto) e di preparare l´attività per il prossimo anno. Poiché lo sbaglio del Castelli era stato quello di troppe conferenze che avevano portato ad uno sbilancio di 600 lire, si propone unanimemente di ridurle di molto: del resto osserva il prof. Turri « è un martirio una conferenza ogni festa e anche più, in aggiunta a tante altre che si fanno da altre associazioni cittadine» (v. 12 maggio 1907). «Poche, ma buone» concluderà il Presidente. Sorto poi il problema dei corsi, alcuni consiglieri fanno diverse critiche alla teoricità e alla poca professionalità di essi; ma i pareri sono discordi, così che si decide di devolvere l´incarico della scelta ad una commissione in cui siano inclusi due operai della Camera del Lavoro e due della Società Operaia di Mutuo Soccorso (saranno il rag. Luigi Carraro, il cav. Galdiolo, e i signori Civolani, Tealdo e Paccagnella). La commissione (coi professori Tropea, Bonatti, Landi, Setti e Vanni) propone i seguenti 12 corsi in cui si fondano le due correnti culturale e professionale: Storia del Risorgimento - Storia del Trentino e Venezia Giulia - Geografia Commerciale - Economia politica - Igiene del lavoro - Corso pratico di Francese - Corso pratico di meccanica - Corso pratico di arte muraria. L´inclusione del corso di Storia del Trentino e Venezia Giulia era evidentemente avvenuta su proposta del prof. Tropea, Presidente dell´Associazione Irredentistica «Trento-Trieste»; e d´altra parte non costava nulla. Si affronta poi anche il problema della sede. Il Presidente dice che «gli sembra di essere in casa d´altri» e poi «è necessario un locale ove s´avesse maggior libertà, maggiore sicurezza anche in fatto del materiale posseduto dall´U.P. ch´è esposto a tante mani» (v. 9 giu. 1907). Si pone l´occhio sulla Civica Casa di Lavoro e si incominciano le pratiche col Comune, ma non se ne conosce il risultato. In base all´art. Il dello Statuto si prepara anche il bilancio preventivo per il prossimo anno 1907-8; entrate ed uscite sono preventivate in Lire 3381,92; la voce più grossa, diversamente dal passato, è data dalle spese per il personale di servizio (L. 800), mentre resta immutata quella per gli insegnanti (L. 650 e cioè L. l0 per lezione). Una novità di questo bilancio è un fondo di riserva preventivato in L. 551,92. Termina così il periodo pionieristico, per quanto si può ricavare dai documenti esistenti. L´attività intelligente del prof. Tropea confermò la formula culturale perseguita dai fondatori, ma mostrò anche la mancanza di una garanzia di stabilità e continuità, finché essa fosse lasciata alla generosità e alla precarietà del tempo disponibile da parte dei dirigenti. Questo sistema, se può rendere di più con persone entusiaste e prive di preoccupazioni diverse, può anche rendere di meno quando vengono a mancare le condizioni ideali; per questo vediamo che ogni organizzazione sociale ha bisogno di mutarsi in un´organizzazione burocratica che ne assicuri stabilità e continuità al di là del capriccio della sorte e dei suoi dirigenti. Questo mostrò di aver capito il prof. Tropea con il forte aumento delle spese per i servizi burocratici.
L´Università Popolare ebbe indubbiamente una sua funzione storica nella società democratica anteriore al fascismo e fu quella di completare la formazione umana e civica del cittadino in un´epoca in cui lo Stato, con le sue scuole di estensione ridotta, non dava la cultura che il nuovo cittadino chiedeva. Tuttavia il principio, che possiamo riassumere nella frase «tutta la cultura a tutti», trovava presso una parte della società del tempo, se non un´aperta ostilità, una sotterranea opposizione che abbiamo visto qua e là palesarsi anche nella storia della nostra Università Popolare. Un primo tipo di questa opposizione proveniva da un vecchio pregiudizio: che il cittadino comune troppo colto fosse un cattivo cittadino, facile «a montarsi la testa», come si diceva, e quindi pronto a ribellarsi ai ceti superiori dominanti, ad essere malcontento del suo stato sociale, a creare il disordine e la rivoluzione nello Stato. Non si può dire che la paura dei «beati possidentes» fosse priva di una certa realtà, ma sul piano umano e sociale era del tutto ingiusta. L´illusione di fermare la storia negando la cultura al popolo è del resto un´utopia che nemmeno oggi è completamente scomparsa. Quantunque non si trovino nei documenti diretti contrasti con l´Autorità ecclesiastica (perché l´U.P. si mantiene sempre onestamente rispettosa delle opinioni politiche e religiose dei suoi soci) tuttavia non si ha nemmeno alcun riconoscimento, né alcun incoraggiamento in suo favore; sembrava che la parola d´ordine fosse: ignorarla. Questo atteggiamento non mutò nemmeno quando fu inserito nelle lezioni un Corso di Storia della Chiesa, forse perché non era tenuto da un sacerdote, ma da un laico. Un motivo di diffidenza poteva essere dato dal fatto che tra i dirigenti non mancavano accesi anticlericali, come il prof. Castelli. Il disagio però dell´U.P. non veniva soltanto dall´opposizione o meno scoperta degli avversari, ma da coloro stessi che pure vedevano di buon occhio l´U.P. e l´appoggiavano in qualche modo. I Consiglieri del Direttivo spesso credevano umilmente che le disfunzioni e l´insensibilità di certo pubblico, dipendessero dalla loro incapacità o poca genialità di trovate e si spremevano il cervello alla ricerca di forme nuove entro gli stretti limiti delle possibilità finanziarie. In realtà bisogna riconoscere che essi facevano miracoli e che le difficoltà provenivano dalla mentalità stessa in cui si viveva. Sappiamo che l´Università Popolare continuò poi la sua vita sempre più fiorente e sempre più apprezzata dai cittadini che non fossero fasciati da prevenzioni aprioristiche di ordine politico e confessionale. Senso pratico e tematiche culturali occupano il programma per il 1913/14, programma quanto mai nutrito. Fra i rela­tori è da citare il Prof. Ettore Romagnoli, che illustrava la nuova traduzione ritmica dell’Agamennone di Eschilo, da lui realizzata.



GLI ANNI VENTI

Il 1 dicembre 1923 usciva il n.1 del Bollettino Mensile: novità significativa perchè esso era stato voluto dai Soci con lo scopo di essere “un mezzo di diffusione pratica di cultura perchè esso riassumerà brevemente le lezioni e le conferenze (...) per dare anche ai soci che non possono in­tervenire un cenno dei vari insegnamenti, mentre per i frequentatori i resoconti del Bollettino serviranno a rassoda­re meglio le cognizioni apprese.’ Il presidente si augura­va che gli incontri incontrassero “il favore di coloro che vogliono un insegnamento elementarmente tecnico ed esclusi­vamente popolare, quanto di quelli che ritengono inutile, anzi pericoloso, l’ostinarsi a voler parlare agli assenti, commettendo l’ingiustizia di trascurare la piccola e media borghesia.” Arriviamo al 23 novembre del ‘25. Di alto valore la relazione approntata dal Consiglio Direttivo. Si ribadivano le finalità dell’U.P., affermando che questa “è scuola di cultura generale, di divulgazione del sapere, e come tale deve rimanere ne1l’ambito della scienza, mirando al bene sociale ed alla ricerca del vero, con obiettività e serenità”, ed ammirando i relatori che sempre furono “riguardosi nella forma, obiettivi nella sostanza”, per quanto gli argomenti potessero essere appassionanti”. I fascisti, numerosi all’Assemblea, criticavano certi atteg­giamenti del Consiglio, giudicati agnostici “nel grande movi­mento che ha rigenerato la Patria”. I nuovi eletti erano scelti fra persone che avrebbero raggiunto posti di prestigio nel nuovo Regime. Fra i vari interventi vanno segnalati quelli di Bodrero, di Augusto Turati, di Aleardo Sacchetto. Sulla testata del Bollettino appare il simbolo del fascio, e scompare il sottotitolo “U.P., Fondata nel l903”. Il fondo del gennaio ‘26, intitolato “Italia nuova”, sosteneva che nello spirito della U.P. sarebbe dovuto prevalere “un’anima nuova in sintonia con l’anima infuocata della Nazione sospinta fatalmente sulle vie della sua segnata potenza”.
La sua soppressione avvenuta per opera del fascismo, fu uno dei tanti atti di stupido autoritarismo, che troncò un fecondo periodo di transizione, lenta ma costante, da una cultura aulica e riservata, ad una cultura di popolo e universale, libera e indipendente quale si conviene alla cultura stessa. Incorporata nell´Istituto fascista di cultura e ritiratisi i suoi dirigenti, ne fu disperso il patrimonio non soltanto materiale, ma anche morale e rimase viva soltanto nel ricordo di chi era stato da essa beneficato. Gli stessi finanziatori dell´U.P. non avevano un chiaro concetto di educazione popolare degli adulti: per alcuni l´Università Popolare era un surrogato dell´osteria, o un passatempo decoroso per persone che non potevano recarsi al teatro o alle feste di società, o un mezzo preventivo contro la prigione. L´istruzione popolare manteneva la fisionomia di un gesto liberale della classe dominante, un´elargizione che veniva fatta un po´ per pietà, e un po´ per superiorità; non la si concepiva come un dovere della società verso tutti i suoi componenti indiscriminatamente o come un diritto del popolo ad essa. Di qui le sovvenzioni di anno in anno umilmente richieste con trepidazione ai vari Enti cittadini come una elemosina; di qui ogni anno i consiglieri che si mutano in vergognosi questuanti, come se quel denaro servisse per i loro interessi; di qui l´ammontare della somma in dipendenza dell´amicizia più o meno stretta col consigliere X o col dirigente Y. Mancanza di coscienza civica o errata concezione di democrazia culturale? Ci sono tuttavia elementi che dimostrano anche il contrario, specialmente presso le Autorità pubbliche, e cioè dimostrano la coscienza di un vero dovere sociale sia pure allo stato larvale. Così i dirigenti della cosa pubblica non risposero mai negativamente alle richieste dell´U.P. per l´assegnazione gratuita di una sede funzionale, ma si sentirono obbligati alla concessione, anche se dapprima vi corrisposero con lentezza, dovuta più alle avverse circostanze che alla cattiva volontà: non esistevano ancora leggi specifiche in proposito ed il Sindaco, a rigor di termini, avrebbe potuto anche rifiutarsi. Così alcuni professori che si prestavano gratuitamente a tenere corsi di lezione e quei dirigenti che davano il loro tempo e la loro opera, erano convinti che la partecipazione della loro cultura al popolo era un dovere di solidarietà civile oltre che di fratellanza cristiana.



LA RIPRESA POST BELLICA

Difficili i primi tempi, specialmente tra il ‘55 e il ‘58, anche per la mancanza di una sede. Il problema è risolto e la auspicata nuova sede è inaugurata con il ‘58-59. Riprende la serie delle conferenze e delle mostre. Un ciclo di lezioni-conferenze reca l’impegnativo titolo “Trent’anni di storia italiana”. Intervengono docenti della nostra Università e altre figure di grande rilievo, quali Leo Valiani, Luigi Meda, Ferruccio Parri, Umberto Terracini. Dal ‘62-’63 la documentazione, davvero intensa, è raccolta in pregevoli fascicoli annuali. Nella relazione per il ‘63-’64 così si esprime il Pre­sidente: “L’ U.P. ha voluto e saputo mantenersi su una linea di piena indipendenza, consentendo a tutte le correnti di pensiero di manifestarsi con la più assoluta libertà, nel rispetto della legge e delle opinioni altrui. Tale libertà, che è la bandiera del nostro Ente, sarà mantenuta anche in futuro.” Intanto si procede alla modifica dello Statuto, modifica che non intacca le linee di fondo, e ribadisce (art.2) che l’U.P. è aperta a tutte le correnti di pensiero, per cui ci si impegna, nei limiti del possibile, ad avere la presenza di studiosi di indirizzi diversi. In un certo senso si riprende, nello spirito, l’orientamento della vecchia U.P., la quale aveva avuto come parte del programma quella di raggiungere “il massimo pareggiamento intellettuale fra le vari classi sociali”. Onde una affermazione sembra ancora valida: “L’U.P. non è artificiosa creazione di uno o pochi individui, ma è la manifestazione di un bisogno del momento sociale che stiamo attraversando; momento sociale che vuole estendere al maggior numero di persone, nel modo più largo e più intenso, i conforti della scienza, dell’arte e della cultura, e da queste dedurre i fondamenti della educazione morale del popolo e gli impulsi dell’umano progresso.”
Non dimentichiamo che Padova è stata punto di riferimento anche per altre U.P. del Veneto. Nel gennaio-febbraio del 1966 usciva il n.l del Bollettino “Attività culturali popolari venete.” Nella ‘presentazione’ l’allora Presidente, Cesare Guzzon, si augurava la collaborazione “in chi si interessa di cultura nel significato ampio di questo vocabolo: dalla storia alla letteratura, dall’arte alla scienza, dal libro che commenta e illustra uomini, momenti, paesi, alle gite che consentono una diretta conoscenza di opere d’arte, di situazioni ambientali, di condizioni geografiche di popoli e nazioni.” Con l’appassionata attività di dirigenti e collaboratori, mai è mancato un modesto apporto al progresso della nostra città. Un progresso come lo definiva tanti anni fa un Maestro, Concetto Marchesi: “La civiltà, humanitas, è stata sempre dentro di noi, mai fuori di noi. E se oggi rombano motori per le vie della terra e pel mare e pel cielo, ciò non giova a portare l’animo nostro né più lontano né più in alto: più lontano e più in alto si va per l’attività interiore e creativa soltanto dello Spirito".